In giro per il mondo si vendono macchine che dichiarano di fare la pizza napoletana, la romana, la teglia. Nessuna di quelle aziende ha chiesto niente a nessun maestro italiano. Il Registro delle Maestrie serve a cambiare questa cosa: chi vuole usare una tradizione italiana passa da chi la sa fare, e paga.
A sinistra come lo diresti tu. A destra come deve essere scritto perché una macchina possa capirlo. La seconda colonna non esiste finché non c’è la prima: senza il maestro, non c’è niente da scrivere.
“Il panetto lo apro dal centro e mando l’aria al bordo con i polpastrelli, non col palmo. Sei schiaffi, non di più. Se la pasta tira, aspetto: non è pronta, e a forzarla si strappa.”
Ogni maestro riempie quella colonna a modo suo. È questo che rende il registro una cosa seria e non un elenco di nomi: sono differenze vere, che si vedono e si misurano.
Se la tua non c’è, iscriviti lo stesso e scrivicelo: l’elenco è aperto e ci interessano soprattutto quelle che stanno sparendo.
Non ti chiediamo né documenti né ricette. Ci serve sapere come lavori e come raggiungerti.
Le macchine per la pizza esistono già e si vendono, oggi, in Europa e negli Stati Uniti. Dichiarano di fare la napoletana e la romana senza avere chiesto niente a nessuno. Il registro non crea quel mercato: fa in modo che chi ci guadagna paghi i maestri italiani invece di prendersi il nome gratis.
No. Le ricette non ci interessano e comunque non sarebbero tutelabili: una ricetta non si può possedere. Quello che vale è il tuo nome e il tuo modo di muovere le mani.
Di lavorare come lavori sempre, con una telecamera che riprende le mani, ripetendo lo stesso gesto tante volte con impasti diversi. Non è una lezione e non è uno spettacolo: serve proprio la ripetizione, anche se annoia.
No. L’iscrizione è solo un modo per dirci che ti interessa. Il momento in cui decidi davvero è la firma del mandato, che oggi non esiste ancora e che leggerai con calma.
Pizzait è una piattaforma di menù digitali per la ristorazione: circa 400 locali attivi e oltre mezzo milione di visualizzazioni al mese su Google. Non siamo una start-up nata ieri per questo progetto, siamo gente che lavora con i ristoratori da anni.
Il registro è in costituzione. Le tradizioni sono mappate, i maestri si stanno iscrivendo, non è ancora stata girata una sola ripresa e non è stato firmato nessun contratto con nessuna azienda.
Lo scriviamo qui perché preferiamo perdere qualche iscritto oggi che perdere la faccia domani. Se ti interessa, entra adesso: chi c’è dall’inizio conta di più.